Nel decennio aperto da Chris Ware con Jimmy Corrigan, the Smartest Kid on Earth e chiuso da Yes is More di Big (Cfr. «Il Giornale delllArchitettura» n. 98), Asterios Polyp rappresenta un altro importante caposaldo degli intrecci, sempre più frequenti, tra fumetto e architettura. La Coconino Press, casa bolognese fondata dallautore e disegnatore Igor Tuveri (in arte Igort), ha finalmente pubblicato in italiano il romanzo a fumetti di David Mazzucchelli, forte del grande successo che lopera ha già ottenuto negli Stati Uniti, dove è uscita nel 2009, e in Francia.
Il cinquantenne Mazzucchelli non è un graphic novelist alle prime armi: al suo attivo ha lindimenticabile versione a fumetti della Città di Vetro di Paul Auster (sceneggiata con Paul Karasik, mentore Art Spiegelman), uscita nel 1994 e pubblicata in Italia da Bompiani. Ma con Asterios Polyp, opera dalla gestazione decennale, ha dato alle stampe la prima delle sue opere scritta e disegnata totalmente in proprio.
Qua e là spietato, a tratti lirico, sempre elegiaco e spesso cinico, il libro racconta la storia di un architetto che, a cinquantanni, è giunto alletà dei primi bilanci. Asterios Polyp abita a Manhattan, insegna come accademico di fama a Ithaca e gli è toccata la sorte di non riuscire a realizzare alcuno dei suoi progetti (è un «architetto di carta»). Tuttavia è borioso e pieno di sé, incapace di comprendere lintensa umanità della dolcissima Hana, la giovane moglie scultrice, figlia di culture antagoniste a quella americana, giapponese di madre e tedesca di padre qual è. In un gioco dimpietosi flash back, Mazzucchelli racconta la vicenda retrospettivamente, spostando il protagonista in un contesto non suo, la provincia americana più desolata, dove finisce con lesiliarsi una volta toccato il fondo della propria esistenza, abbandonato da tutti e con una casa in fiamme, inventandosi una nuova vita nellofficina meccanica di una spiantata coppia di hippies. Lì Asterios comincerà a riflettere e capire, finalmente arrivando a progettare per costruire e non per apparire.
Al di là della comédie humaine che costituisce limpalcatura del racconto, Mazzucchelli squaderna moltissimi tòpoi della riflessione sullarchitettura degli ultimi anni: la vaghezza di scuole troppo lontane dalla realtà e la schiettezza dellautocostruzione, il mito new age dellecocompatibilità e lassoluta incompatibilità tra ricerca plastica e architettura, il contrasto tra labitare quotidiano sul territorio americano e limpraticabile scenografia di quei disabitati interni dautore che pubblicano le riviste sulle loro pagine patinate.
La maestria di Mazzucchelli, però, sta tutta nelle tavole, disegnate in uno stile vintage che rimanda alle comic strips degli anni sessanta, con colori che rinviano alla grafica pubblicitaria degli anni cinquanta. La loro composizione è tutta contemporanea, riferibile alle esperienze compiute dallautore nella scuderia Marvel, al cospetto del maestro Frank Miller: sono tavole che esplodono come quelle dei supereroi, con box che si aprono qua e là su una scena più ampia e un lettering attentissimo a tradurre lanima dei personaggi. Impressionante è il numero di citazioni; geniale tra queste (benché con qualche ovvio debito nei confronti del grande disegnatore Saul Steinberg) è il modo di rappresentare con stile diverso persone che non riescono tra loro a dialogare: vera e intensa interpretazione grafica della incomunicabilità.
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